Domus Aurea

A vederla oggi e a sentire le testimonianze giunte fino a noi, vi sfido a confessare il vostro desiderio di essere presenti, almeno un istante, negli anni tra il 64 e il 68 d. C., quando Nerone fece sorgere sulle ceneri della Roma distrutta dal noto incendio, la cosiddetta Domus Aurea, denominata in tal modo per i rivestimenti aurei che ricoprivano la casa.

Questo monumentale complesso era formato da circa 300 stanze ed era una residenza riservata a feste di grande richiamo, sontuose e altamente scenografiche, grazie non solo alle diverse strutture che vi erano all’interno (si parla di una volta girevole che sembrava affacciarsi sull’universo), ma anche per le decorazioni e gli affreschi, a opera del Fabullo, che adornavano le stanze.

Ritrovarsi a una festa di Nerone significava essere al centro di un immenso macchinario architettonico, dove la presunta follia dell’imperatore e il suo dissennato amore per le feste, si fece ricordare a lungo.

Qui vicino peraltro, Nerone fece costruire una statua che lo raffigurava nelle vesti del dio Apollo, alta all’incirca 30 metri, quel Colossus Neronis a cui probabilmente si deve il nome del futuro Colosseo.

La Domus Aurea fu inoltre teatro di importanti scoperte, soprattutto in età rinascimentale, offrendo ad illustri artisti, quali Pinturicchio, Michelangelo e Raffaello , la possibilità di studiare gli affreschi che decoravano le diverse sale, per fare proprie le basi di cotanta arte che lasciava di stucco non solo i contemporanei di Nerone ma anche noi oggi, e su cui modellare i propri futuri lavori.

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