Ara Pacis

Siamo di fronte a un altare risalente al 9 a. C., consacrato in memoria della pace augustea. Ad Augusto, ritornato da una missione pacifica e di consolidazione del potere in Gallia e in Spagna, fu dedicato e su questa opera architettonica furono impresse decorazioni e fregi che richiamavano non solo a immagini di pace (e alla cosiddetta età dell’oro cantata da Virgilio), ma anche ai miti romani: il dio Marte, Enea e i suoi discendenti, le origini troiane di Roma.

L’altare dell’Ara Pacis è un elogio della grandezza imperiale di Roma: l’immensità di un impero che si estendeva lungo i territori allora conosciuti veniva rappresentata dall’armonia di un universo sotto il dominio romano.

L’aspetto originale di questo altare fu ricostruito grazie alle diverse fonti e documentazioni risalenti all’opera: frutto di scavi in diverse zone di Roma, l’altare dell’Ara Pacis vanta diverse decorazioni, pannelli e fregi in cui a essere rappresentati erano miti e storie della grandezza di Augusto e di Roma, dove le origini mitiche della città si confondono con stralci di vita quotidiana, raffigurazioni all’insegna della pace, dell’armonia e della prosperità.

Attorno all’altare è stato costruito un Museo che è la prima opera urbanistico-architettonica realizzata nel centro storico della Roma post-fascista.

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